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Gruppo di Lettura Dalmine

Lei dunque capirà, di Claudio Magris

Per il prossimo incontro del 1° marzo 2018, il gruppo di lettura sta leggendo:

LEI DUNQUE CAPIRA’

di Claudio Magris

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Un testo breve, un monologo al femminile struggente e impietoso, intenso e profondo. Magris rivisita il mito di Orfeo ed Euridice in chiave moderna, muovendosi tra esperienza personale e modello universale.

La vicenda è ambientata in una casa di riposo in cui una donna si trova a causa di un’infezione; è lei a parlare al Presidente della casa, il quale ha concesso all’amato della donna (poeta e artista) in via del tutto straordinaria, la possibilità di portare la donna via da quel luogo, a condizione che non si volti a guardarla prima di essere uscito fuori.

“…non era venuto per salvarmi, ma per essere salvato. Come potrei cantare le mie canzoni in terra straniera? Mi diceva. Ero io la sua terra perduta, la linfa della sua fioritura, della sua vita…”

CLAUDIO MAGRIS

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La vera letteratura non è quella che lusinga il lettore, confermandolo nei suoi pregiudizi e nelle sue insicurezze, bensì quella che lo incalza e lo pone in difficoltà, che lo costringe a rifare i conti col suo mondo e con le sue certezze.
(da Danubio)

Claudio Magris è nato a Trieste nel 1939, dove insegna all’Università Letteratura tedesca. Collabora da molti anni al «Corriere della Sera». Autore di fondamentali saggi sulla letteratura mitteleuropea, ha scritto anche opere di narrativa e di teatro, tra cui ricordiamo: Danubio, Un altro mare, Microcosmi, Stadelmann, La mostra, Itaca e oltre, Lei dunque capirà.

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Approfondimento sul libro del mese: intervista a Claudio Magris.

Proponiamo di seguito un estratto dall’intervista a Claudio Magris realizzata da Aliette Armel per Le Magazine Littéraire (Sophia Publications, Paris, N. 518), aprile 2012, pagg. 90-94. Traduzione a cura di Annamaria Martinolli.

Aliette Armel (AA): Siete nato a Trieste, antico porto dell’Impero austroungarico, giusto prima della Seconda Guerra Mondiale. In che modo questo ha influenzato il vostro lavoro?

Claudio Magris (CM): Ho due figli… e due città natali. Ho lasciato Trieste a diciotto anni per studiare a Torino, l’altra città della mia vita. Sono stato un lettore precoce: a quattordici anni avevo letto Tolstoj, Dostoevskij e Goethe, ma non gli autori triestini. È stato proprio a Torino che ho cominciato a leggerli. Allora ho acquisito la consapevolezza di quanto avevo vissuto inconsciamente a Trieste: il ruolo della comunità ebraica che per me evocava semplicemente gli amici di famiglia che venivano a giocare a carte a casa nostra; l’importanza del Carso, non solo come luogo in cui andare a passeggio ma come punto di incontro con il mondo sloveno, che a Trieste ricopre un ruolo notevole. Mi sono reso conto che Trieste non è solo una città italiana, ma il crogiolo italiano di diverse culture. Bisogna uscire dalla propria famiglia per amarla davvero. Lasciare Trieste mi ha permesso di prendere in considerazione tutte queste dimensioni. Tuttavia, io non sono stato costretto ad abbandonarla come gli intellettuali della generazione precedente diventati adulti mentre il futuro del “territorio libero” – status provvisorio della città – restava incerto. Trieste sarebbe diventata italiana o jugoslava? Sarebbe appartenuta all’occidente o all’impero di Stalin? Non sono mai riusciti a perdonare a Trieste questa necessità di abbandonarla, e hanno sempre intrattenuto con la città un legame edipico. Io, invece, ho un rapporto libero con Trieste. Molto intenso, ma senza complessi. Come qualcuno che ama la madre senza esserne ossessionato.

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[…]

AA: Avete citato La mostra, che appartiene a un tipo diverso di scrittura. Da dove nasce questa necessità di scrivere romanzi e anche testi teatrali come “Alla cieca” o “Lei dunque capirà”?

CM: Questa scrittura è necessaria per dimostrare come i problemi più generici si accaniscano su un’esistenza, mescolandosi agli aspetti più intimi di una vita. Essi sono come collegati alla persona, ai sentimenti, al corpo. Ecco perché amo il teatro: anche qui tutto passa attraverso la psiche. I racconti e le storie diventano espressione e sostanza della vita. Mi piace la tradizione chassidica: al suo interno raccontare storie riveste un valore religioso, anche quando si tratta di storie d’amore o di ubriaconi. Il racconto rafforza il legame tra le persone, rende tutto in carne e ossa. Quando rievoco i miei amici, ripenso alle storie che ci raccontiamo, in parte vere, in parte inventate. Sono nostre. Una storia che sentiamo può integrarsi perfettamente alla nostra vita, come se l’avessimo vissuta.

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AA: Per voi, la forma di scrittura contemporanea che rende la realtà in carne e ossa è il romanzo?

CM: È la storia con la esse minuscola: il racconto, il romanzo. Non è più possibile scrivere romanzi tradizionali. La crisi del XX secolo ha indotto Kafka, Svevo, Proust, Musil e Faulkner a trasformare il romanzo. Victor Hugo poteva utilizzare lo stesso linguaggio per raccontare I miserabili e per scrivere contro “Napoléon le Petit”. Ora non è più possibile. Raffaele La Capria, che ora ha ottantanove anni ed è autore di un grande libro, Ferito a morte, definisce i grandi romanzi del XX secolo romanzi falliti perché hanno accettato l’impossibilità di capire il mondo, di avere una visione ordinata, e perché tengono conto di questo fallimento nella loro struttura e nel loro linguaggio. Avevo iniziato a scrivere Alla cieca come un romanzo lineare, ma non funzionava: non si può raccontare in modo ordinato e armonico una storia caotica e delirante. In questo romanzo ogni particella di verità è corretta dal suo contrario: quando si ha un’impressione di felicità, subito la malinconia si insinua, e non solo nel cuore, ma anche nella sintassi. Continue reading “Approfondimento sul libro del mese: intervista a Claudio Magris.”

Recensione: L’usignolo, di Kristin Hannah

L’usignolo, di Kristin Hannah, racconta quello che fu per i civili l’occupazione nazista della Francia durante la seconda guerra mondiale e lo fa attraverso la storia di due sorelle, Isabelle e Vianne, e del loro confrontarsi con l’esperienza della guerra.

Personalità, scelte di vita e sogni differenti costituiscono la distanza che, sin dall’inizio del romanzo, separa le due sorelle. La paura e la precarietà di una quotidianità sconvolta dall’occupazione tedesca alimentano le incomprensioni in un rapporto già scostante. Infine, punti di vista inconciliabili sulla presenza del nemico in casa e sul modo di affrontarlo le separeranno del tutto. Nonostante ciò, saranno sempre legate da un destino comune: “resistere”, ciascuna a proprio modo, alla guerra e ai suoi mostri, all’imbarbarimento, alla miseria fisica e spirituale. Solo alla fine si ritroveranno e si riconosceranno finalmente sorelle in quello in cui la guerra le avrà trasformate: donne capaci di incassare l’orrore e trasformarlo in amore incondizionato per la vita, per un bene collettivo superiore alla propria salvezza. Continue reading “Recensione: L’usignolo, di Kristin Hannah”

L’usignolo, di Kristin Hannah. Commento.

L’Usignolo, di  Kristin Hannah
(Traduzione, riduzione e adattamento da http://www.Cliffnotes.com
https://www.cliffsnotes.com/literature/n/the-nightingale)

Francia, 1939.
Nel villaggio di Carriveau nella Loira, Antoine Mauriac si prepara a partire per la guerra contro i tedeschi. La moglie Vianne non può immaginare che i nazisti invaderanno il paese e che sarà costretta a ospitare ufficiali nazisti nella sua casa. Come dovrà reagire all’evento? Quale sarà la scelta giusta? Al momento la prima reazione dettata dalla paura, è proteggere a qualsiasi costo sua figlia Sophie, prima ancora della libertà del suo paese.
Sua sorella Isabelle, 18 anni, che ha trascorso la sua infanzia in collegio, fin dalla morte della madre, decide, invece, di porre i suoi ideali al primo posto, preferendo rischiare la vita piuttosto che arrendersi all’autorità tedesca. Impetuosa e piena di ideali, si unisce rapidamente alla Resistenza sotto il nome in codice “L’usignolo ” e diventa “passeur “, una che aiuta gli aviatori degli aerei abbattuti a espatriare.
Due sorelle e due modi per sopravvivere alla guerra e all’invasore. Un romanzo sul ruolo delle donne durante la guerra e sul loro modo di viverla, come sottolinea Vianne:
Sono gli uomini a raccontare le storie” dico. È la risposta più sincera e più semplice. “Le donne invece vanno avanti. Per noi è stata una guerra nell’ombra. Non ci sono state parate per noi quando è finita, nessuna medaglia o menzione nei libri di storia. Durante la guerra abbiamo fatto ciò che dovevamo, e quando è cessata, abbiamo raccolto i cocci e ricominciato le nostre vite da capo.”

Niente di ciò che conosciamo attorno all’orrore della guerra, è tralasciato: dalla velocità con cui i tedeschi occupano il territorio, all’esodo, alla requisizione di case da parte di soldati tedeschi, ai bombardamenti, al razionamento, agli stupri, alla deportazione di ebrei e di prigionieri politici, alle azioni di resistenza.
In un crescendo continuo, l’autrice racconta, le atrocità quotidiane, ma anche l’amicizia, la solidarietà, la creazione di una rete di resistenza, gli atti di coraggio eroico e quelli della vita quotidiana per sopravvivere.
Il narratore è Vianne, ormai anziana, che racconta come lei e la sorella Isabelle hanno affrontato quei drammatici anni.

Un aspetto importante del romanzo è il tema della partecipazione delle donne alla guerra e alla Resistenza, con almeno due approcci differenti, evidenziati dai comportamenti divergenti delle due sorelle: Vianne Mauriac e Isabelle Rossignol.
Più rispettosa delle regole, la prima; indomabile e ribelle, la seconda.
Continue reading “L’usignolo, di Kristin Hannah. Commento.”

27 gennaio: Giornata della Memoria.

– Giornata della Memoria –

Negli anni precedenti e durante la seconda guerra mondiale, anche l’Italia fu territorio di campagne di discriminazione e di oppressione di cittadini ebrei (e non solo):

Di seguito  i titoli del breve dossier dedicato al tema.

  • A Liliana Segre, nominata Senatrice a vita, è dedicato il libro di Emanuela Zuccalà.
  • Le leggi razziali e i campi di concentramento in Italia.
  • Giorgio Bassani ne “Il giardino dei Finzi Contini” ha affrontato il tema della persecuzione di una famiglia ebrea, vittima delle leggi razziali. Proponiamo una scheda sul film-premio Oscar di De Sica e citiamo il bellissimo epilogo del romanzo.
  • 25, 26, 27 gennaio 2018: Lucky Red distribuirà nelle sale italiane il film
    GLI INVISIBILI di Claus Räfle.

 ∼ ∞ ∼

La preziosa testimonianza di Liliana Segre.

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A 80 anni dalle leggi razziali, Liliana Segre, è stata nominata Senatrice a vita.
Come tanti ebrei, rimase vittima delle leggi razziali del fascismo e all’età di 8 anni fu costretta ad abbandonare la scuola elementare, iniziando l’esperienza dolorosa e terribile della persecuzione che la portò fino al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, da cui riuscì a sopravvivere. Segnaliamo il libro di Emanuela Zuccalà, che raccoglie la preziosa testimonianza di Liliana Segre, “bambina ad Auschwitz nel 1944, deportata perché ebrea, che oggi è una delle ultime testimoni della Shoah, fra le poche a riuscire ancora a rivivere davanti a una platea – in genere di giovani e di studenti – una simile tragedia personale e collettiva”.

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Continue reading “27 gennaio: Giornata della Memoria.”

Il Diario di Anna Frank: brani scelti.

Giovedì 11 gennaio, il gruppo di lettura ha inaugurato il nuovo anno dedicando la serata alla lettura del Diario di Anna Frank, con una riflessione collettiva su passaggi del libro selezionati dai presenti e riportati di seguito, rispettandone l’ordine cronologico.

Cogliamo l’occasione per ringraziare i rappresentanti della Cooperativa Sociale La Solidarietà di Dalmine, dell’Associazione di volontariato Il Porto di Dalmine e di A.N.P.I. Dalmine – Sezione Natale Betelli, che hanno partecipato alla serata.

 

Dal DIARIO di Anna Frank:

Sabato, 20 giugno 1942.
[…] Nel 1938, dopo i “pogrom”, fuggirono i miei due zii, fratelli di mia madre, che si posero in salvo negli Stati Uniti. La mia vecchia nonna venne da noi: aveva allora settantatré anni. I bei tempi finirono nel maggio 1940; prima la guerra, la capitolazione, l’invasione tedesca, poi cominciarono le sventure per noi ebrei. Le leggi antisemitiche si susseguivano l’una all’altra. Gli ebrei debbono portare la stella giudaica. Gli ebrei debbono consegnare le biciclette. Gli ebrei non possono salire in tram, gli ebrei non possono più andare in auto. Gli ebrei non possono fare acquisti che fra le tre e le cinque, e soltanto dove sta scritto “bottega ebraica”. Gli ebrei dopo le otto di sera non possono essere per strada, né trattenersi nel loro giardino o in quello di conoscenti. Gli ebrei non possono andare a teatro, al cinema o in altri luoghi di divertimento, gli ebrei non possono praticare sport all’aperto, ossia non possono frequentare piscine, campi di tennis o di hockey eccetera. Gli ebrei non possono nemmeno andare a casa di cristiani. Gli ebrei debbono studiare soltanto nelle scuole ebraiche […].
(scelto da Virginio Teli)

Mercoledì, 8 luglio 1942.
Cara Kitty, da domenica mattina a oggi sembra che siano passati degli anni. Sono avvenute tante cose da far credere che il mondo si sia capovolto. Ma, Kitty, vedi bene che vivo ancora, e questo è ciò che conta, dice papà. Sì, effettivamente io vivo ancora, ma non mi domandare dove e come. Penso che oggi non capirai più nulla di me, perciò comincerò a raccontarti quanto è avvenuto nel pomeriggio di domenica. Alle tre (Harry se n’era appena andato, per tornare più tardi), qualcuno suonò alla porta. Io non udii, perché stavo in veranda e leggevo prendendomi il sole distesa su di una sedia a sdraio. Poco dopo comparve Margot, eccitatissima, alla porta della cucina. «C’è una chiamata delle S.S. per papà» mormorò «mamma è già andata dal signor Van Daan.» (Van Daan è un buon amico, collaboratore di papà nella ditta.) Mi spaventai immensamente; una chiamata, si sa che cosa significhi. Nella mia mente già vedevo campi di concentramento e celle di segregazione. E doverci lasciar andare il babbo! «Naturalmente non si presenterà» mi spiegò Margot, mentre in camera aspettavamo il ritorno della mamma[….]
[……] Io infatti continuavo a ignorare dove fosse il luogo misterioso che ci attendeva. Alle sette e mezza anche noi ci chiudemmo la porta dietro; l’unico essere da cui presi congedo fu Moortje, il mio gattino, che avrebbe trovato buon alloggio presso i vicini, come era detto in una lettera indirizzata al signor Goudsmit. In cucina un bel pezzo di carne per il gatto e le tazze della colazione sul tavolo, i letti disfatti, tutto lasciava l’impressione che noi fossimo scappati a rotta di collo. Ma le impressioni degli altri non ci importavano, noi volevamo andar via, via, e arrivare al sicuro, nient’altro. Continuerò domani. La tua Anna.
(scelto da Concetta Cartillone)

Lunedì, 28 settembre 1942.
Ma ora so una cosa sola, ed è questa: non impari a conoscer bene la gente se non quando ci hai ben litigato insieme. Soltanto allora ne puoi giudicare il carattere.
(scelto da Maria Rosa Appolonia)

Continue reading “Il Diario di Anna Frank: brani scelti.”

L’usignolo, di Kristin Hannah

Per l’incontro del prossimo 1 febbraio 2018, il gruppo di lettura sta leggendo:

L’USIGNOLO

di Kristin Hannah

usignolo copertina

“Una storia intensa che racconta con sapienza la dolcezza, la forza, il coraggio delle donne.”
SVEVA CASATI MODIGNANI

“Con coraggio e grazia, sorretta da una documentazione accuratissima, Kristin Hannah si addentra nell’universo epico della Seconda guerra mondiale per illuminare una parte della Storia raramente affrontata: la guerra delle donne. L’Usignolo racconta di due sorelle distanti per età, esperienze e ideali, ognuna alle prese con la propria battaglia per la sopravvivenza ma entrambe alla ricerca fiduciosa dell’amore e della libertà. Una storia toccante, dolorosa e coinvolgente che celebra la resilienza dell’animo umano e la straordinaria forza delle donne.” Continue reading “L’usignolo, di Kristin Hannah”

Il diario di Anne Frank

Per l’incontro del mese di gennaio 2018, il gruppo di lettura sta leggendo:

IL DIARIO
di ANNE FRANK

diario copertina

La bambina di Pompei

Poiché l’angoscia di ciascuno è la nostra
ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
che ti sei stretta convulsamente a tua madre
quasi volessi ripenetrare in lei
quando al meriggio il cielo si è fatto nero.
Invano, perché l’aria volta in veleno
è filtrata a cercarti per le finestre serrate
della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
lieta già del tuo canto e del tuo timido riso.
Sono passati i secoli, la cenere si è pietrificata
a incarcerare per sempre codeste membra gentili.
Così tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,
agonia senza fine, terribile testimonianza
di quanto importi agli dei l’orgoglioso nostro seme.
Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
della fanciulla d’Olanda murata fra quattro mura
che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
la sua cenere muta è stata dispersa dal vento,
la sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.
Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli,
vittima sacrificata sull’altare della paura.
Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
tristi custodi segreti del tuono definitivo,
ci bastano d’assai le afflizioni donate dal cielo.
Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.

Primo Levi

La poesia di Primo Levi, tristemente attuale, contiene un valido motivo per rileggere il diario di Anna Frank e la toccante prefazione di Natalia Ginzburg

(www.annefrank.org)

Il diario di Anna Frank: la prefazione di Natalia Ginzburg.

Il diario di Anna Frank ha inizio nel giugno 1942. Nel giugno ’42, la sua vita presenta ancora qualche rassomiglianza con la vita d’una qualunque ragazzina dell’età sua. Ma siamo ad Amsterdam, L’Olanda è in mano ai tedeschi da due anni; e le S.S. vanno per le case cercando gli ebrei. A tredici anni appena compiuti Anna conosce e parla con estrema naturalezza il linguaggio dei perseguitati: sa che lei e i suoi debbono portare la stella giudaica, che non possono frequentare locali pubblici, che non possono prendere il tram. Dall’invasione tedesca “i bei tempi sono finiti“, scrive Anna nel suo diario; ma “finora per noi quattro è andato discretamente bene“. La guerra, le privazioni alimentari, i tedeschi e il pericolo, tutto questo Anna nel giugno ’42 può ancora dimenticarselo ogni tanto, e vivere abbastanza gioiosamente mangiando gelati, volteggiando in bicicletta, flirtando con i compagni, studiando la mitologia greca; fino al giorno in cui tutta la famiglia Frank si trasferisce nell’ “alloggio segreto“, per sfuggire ai tedeschi e tentare di salvarsi. Dopo la lettura del diario di Anna e della breve nota che lo conclude (gli abitanti dell’ “alloggio segreto” non si sono salvati), questo “alloggio segreto” con le sue scale e scalette e le stanze buie dai fitti tappeti e i massicci mobili d’ufficio mischiati alle masserizie, ci sta davanti con una forza ossessiva, come una grande trappola: per due anni, la famiglia Frank, la famiglia Van Daan e il dentista Dussel vi hanno abitato senza uscirne mai, senza mai affacciarsi alle finestre, visitati soltanto dai fedeli amici che conoscono il segreto dello scaffale girevole, che portano dall’esterno cibo, libri, notizie; vi hanno abitato raschiando e cucinando patate, litigando, ascoltando la radio inglese, fra alternative di paura e speranza; ossessionati dalle privazioni alimentari, dalla noia, dai mille problemi d’una forzata clausura; in questa attesa di adulti snervati che un nulla fa trasalire, Anna è venuta a trovarsi con i suoi propri problemi di ragazzina che cresce e che si trasforma, inevitabilmente sentendosi soffocare fra la mancanza d’aria libera e questi monotoni discorsi d’adulti; sentendosi incompresa e abbandonata a se stessa, con la sua propria paura e la sua propria noia, fra la noia e la paura degli altri. Nel diario, ora si lamenta con quella voluttà di lamentarsi che è propria degli adolescenti, ora critica aspramente i sistemi di educazione dei suoi (“non mi trattano mai in modo uguale“). Ora è in rotta con i suoi e con gli altri abitanti dell’ “alloggio segreto“, le sembra di odiare sua madre e ne è stupefatta, ora, di nuovo docile e allegra, di colpo, riconciliata con l’esistenza, torna a far parte della piccola comunità e il suo diario è di nuovo fedele cronaca quotidiana, è il giornale di bordo di questa nave immobile nel centro di Amsterdam, che naufraga lentamente senza saperlo. Continue reading “Il diario di Anna Frank: la prefazione di Natalia Ginzburg.”

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