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Gruppo di Lettura Dalmine

Orlando, di Virginia Woolf

Per l’incontro del prossimo 2 novembre 2017, il gruppo di lettura sta leggendo:

ORLANDO

di Virginia Woolf

orlando copertina

“Ieri mattina ero disperata, non riuscivo a spremere una parola, alla fine mi sono presa la testa tra le mani, ho intinto la penna nell’inchiostro, e ho scritto queste parole quasi meccanicamente, sul foglio bianco: Orlando. Una biografia. Appena fatto questo, il mio corpo è stato invaso dall’estasi, la mia mente da idee”

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Recensione: Una rosa per Emily, di William Faulkner.

Tre donne protagoniste, una per ciascun racconto. Tre vite che gravitano attorno a un’ossessione che, come un buco nero, ne inghiotte poco alla volta identità, volontà e speranza di salvezza. In comune queste donne tanto diverse tra loro hanno un destino di solitudine e abbandono, in un ambiente familiare misero e in una comunità che resta a guardare più incuriosita che interessata. Tre storie di vita interrotta per le quali non c’è passaggio dall’infanzia all’età adulta: c’è piuttosto una caduta in un precipizio di follia o di dolore, scavato da legami familiari malati e paralizzanti. Qualsiasi progetto di libertà è solo un’illusione di cui si ciba l’anima che per sua natura pianifica evasioni, disturba il sonno, scatena malattie, si aggrappa alla pazzia, ma che in realtà non fa altro che continuare a vagare in un labirinto di porte chiuse a chiave, inferriate alle finestre, stanze abitate solo dalla polvere e case-prigioni in cui non può fare a meno di tornare.

Faulkner descrive territori torbidi della psiche e lo fa attraverso una scrittura decisa e impietosa ma talmente bella da contrastare con la decadenza dei suoi personaggi e attraverso di essa, concede loro quel riscatto negato dalla vita, l’unico possibile per queste donne disgraziate, quello della letteratura.

Recensione: Una rosa per Emily, di William Faulkner.

Tre storie dolorose, ma raccontate con uno stile narrativo scorrevole, suggestivo, pieno di immagini. Pur avendo dato il titolo al libro , “Una rosa per Emily” è il racconto che mi è piaciuto meno. Dal finale grottesco, mi ricorda il romanzo “La vita davanti a sé” di Romain Gary.
Più interessanti, a mio parere, le altre due figure femminili : Miss Zilphia Gant e Juliet. Direi che sono immagini all’opposto. Bianca, emaciata tendente alla pinguedine Zilphia. Scura , scapigliata e dal fisico asciutto Juliet. Sottomessa ed emotivamente fragile la prima, ribelle e forte la seconda.
Bella questa Juliet che ama tuffarsi e nuotare, godere della natura, sperimentare le potenzialità del suo corpo giovane, agile e sano. Fiera di essersi opposta alla matrigna, di mostrare le sue idee anche a costo di scontrarsi con gli adulti. Adolescente, di un’adolescenza sana spesso scostante, ma a volte capace di slanci teneri e generosi (…riapparve subito con un pacco voluminoso, pieno di cibo e con qualche dollaro in monetine – i suoi risparmi di anni….).
L’ esistenza di Zilphia invece viene trascinata a picco dalla madre , a cui lei non sa opporre resistenza. Risponde alla sua bruta invadenza “ammalandosi di anemia, di nervi, di solitudine e di pura e semplice disperazione…..”.
Due adolescenze completamente diverse. Quella di Zilphia la condurrà alla stessa psicosi della madre. Quella di Juliet, forse (l’autore non lo racconta), la porterà alla conquista della vita che desidera, libera dai condizionamenti degli adulti. Mi piace immaginare che lei non smetterà di lottare perché, nonostante sembrasse “che ogni impulso, ogni sforzo verso la conquista della felicita fosse ostacolato dal cieco caso……. il mondo oscuro, immoto attorno a lei rimaneva muto e appena triste…..e bellissimo“.
Vale la pena di vivere!!!

Un caro saluto,

Angela

Una rosa per Emily, di William Faulkner – approfondimento.

Una rosa per Emily

Faulkner definì Una rosa per Emily come una “ghost story“, una storia fantasma, il racconto è, se si vuole, anche una storia di fantasmi, o meglio un racconto di orrore; esso è certamente nella tradizione del racconto psicologico alla Edgar Allan Poe, lo scrittore visto tanto spesso, soprattutto dai Francesi e giustamente, dietro alla narrativa faulkeriana, ma non è il finale macabro in sé il punto più importante del racconto, il tema è quello, sempre essenziale in Faulkner, del rapporto tra passato e presente; Emily, attraverso l’uccisione dell’amante, infatti è riuscita a fermare il tempo, a sconfiggerlo, almeno per un poco; ma l’uomo, in realtà, non può vincere il tempo su cui può solo illudersi, come Emily, di poter agire. Pure può raggiungere una dimensione di dignità nel tentativo di opporsi ad una sconfitta che sa inevitabile; è in questo senso che va intesa l’affermazione di Faulkner riguardo alla rosa offerta a Emily in simbolico atto di omaggio; non omaggio alla donna del Sud che uccide lo Yankee, né alla tradizione, opposta all’innovazione e al mutare dei tempi perché anche se i tempi moderni, quelli delle automobili e delle macchine, non godono certo la simpatia dell’autore, l’atto della protagonista è sempre un assassinio. Il successo del racconto dipende dalla struttura narrativa prescelta: senza il costante confronto con la gente di Jefferson, e senza il contrasto tra la morale ipocrita e borghese della città, non vi potrebbe essere omaggio per Emily. La donna è colpevole, ma pur sempre segnata da una coerenza, inaccettabile ma tragica, in confronto alla mutevole e superficiale presenza della comunità. Il racconto è costruito con grandissima abilità, con una struttura a spirale: il punto di partenza, nel presente, è la morte di Miss Emily, da cui ci si allontana via via che il racconto procede fino a giungere al punto cronologicamente più lontano (il tableau impresso nella memoria della città a significare il rapporto tra Emily giovane e il padre), per ritornare poi gradualmente e lentamente (la relazione con Homer Barron) al passato più recente (le lezioni di pittura; l’isolamento totale) e verso il presente dell’inizio, oltrepassandolo: ma in questo racconto la conoscenza dei fatti avvenuti, spesso percepita gradualmente e dal narratore e dal lettore, si ha soltanto alla fine, anche se essa è accuratamente preparata; e si ha soltanto attraverso la violenza: il tempo da solo non ha ceduto il suo segreto alla gente di Jefferson, curiosa e sempre respinta. Nel momento in cui, morta Emily, viene abbattuta la porta della stanza, nuziale e funebre ad un tempo, di Homer ed Emily, solo allora, e soltanto per un istante, il narratore testimone (la gente di Jefferson) e con lui il lettore, assistono alla rivelazione della verità […….]. L’abbattimento della porta segna il culmine del processo di penetrazione nella casa e nella psiche di Emily, strettamente identificate attraverso tutto il racconto. Solo quando la gente riesce ad entrare nella stanza che nessuno aveva visto per 40 anni, riuscirà a capire o carpire il segreto di Emily, e il processo conoscitivo dall’esterno all’interno sarà completato. L’identificazione casa/abitante appare chiarissima fin dall’inizio, dove alla descrizione esterna della casa corrisponde quella dell’aspetto esteriore di Emily; continua poi soprattutto, attraverso l’immagine della porta o finestra, usate come cornici di quello che avviene dentro la casa, percepibile, solo in parte dall’esterno, dagli occhi della gente [……..]
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Abraham Yehoshua a Bergamo per parlare di convivialità delle differenze.

Venerdì 15 settembre 2017, lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua, affascinato dalla bellezza della basilica di Santa Maria Maggiore dove è stato ospite di Tante fedi sotto lo stesso cielo, ha parlato di convivenze possibili e auspicabili, di dialogo tra identità differenti e della necessità che la letteratura moderna torni ad approfondire le grandi tematiche morali che da sempre accompagnano l’evoluzione umana.

Oggi siamo chiamati a vivere in una società sempre più plurale, occorre costruire terre di mezzo e aprirsi all’incontro con l’altro. Da sempre la letteratura indaga il rapporto tra memoria e identità, disegna i fili di un mondo che si arricchisce nelle diversità e indica la strada per costruire “una convivialità delle differenze” dove uomini e donne di fedi e culture diverse possano vivere relazioni feconde in una condizione di rispetto reciproco.”

Abraham Yehoshua, nato a Gerusalemme nel 1936, docente all’università di Haifa e in molte università straniere, è considerato tra gli autori israeliani più importanti. Al centro della sua opera si trova la questione del rapporto tra popoli che hanno culture e religioni differenti. Continue reading “Abraham Yehoshua a Bergamo per parlare di convivialità delle differenze.”

Daniel Pennac a Bergamo per parlare di accoglienza e integrazione.

Lunedì 11 settembre 2017, lo scrittore francese Daniel Pennac è stato ospite dell’associazione Tante fedi sotto lo stesso cielo per parlare di “multietnicità e accoglienza”.

Daniel Pennac, scrittore di fama internazionale e figura di riferimento della cultura francese contemporanea, ha scritto per tutta la vita: dai romanzi di straordinario successo centrati sulla figura di Benjamin Malaussène e della sua multietnica famiglia, a testi teatrali e monologhi, libri per ragazzi e saggi. In Eux, c’est nous ha affrontato il tema della multietnicità della società francese, dei confini e dell’accoglienza.

«Creare connessioni – ha detto Pennac in un’intervista a L’Eco di Bergamo – è sempre la soluzione, perché permette di dare vita a una cultura comune, mista. Anche a livello europeo, a mio parere in questo momento avremmo un gran bisogno di mischiarci. Ci dovrebbe essere in Europa una politica culturale che faccia circolare i bambini di tutte le età. Sarebbe bello che a scuola per esempio tutti i bambini di dieci anni di un Paese andassero a trascorrere uno o due mesi in un altro Paese, in una catena virtuosa di gemellaggi. In Francia ci sono adolescenti immigrati che non si sentono francesi anche se sono cresciuti là e parlano la nostra lingua, e questo accade perché vivono isolati nelle banlieue della periferia, chiusi nelle loro comunità di provenienza, e si sentono quindi emarginati. Se prendessimo gli stessi ragazzi e li mandassimo a fare uno stage di un mese in Germania con altri adolescenti alla fine si sentirebbero anch’essi francesi. Non è così difficile: è una questione di rispetto e di dignità e di non avere paura dell’altro».
(da BergamoPost) Continue reading “Daniel Pennac a Bergamo per parlare di accoglienza e integrazione.”

Il Gruppo di lettura Dalmine cambia casa, …ma non spirito!

La logica vi porterà da A a B.
L’immaginazione vi porterà dappertutto!
(Albert Einstein)

La logica (o in alternativa la mappa Google qui sotto!) ci porterà presso la nostra nuova sede:

Sala Comunale – Ex Lavatoio,

Via Fossa (tra i nr. civici 2 e 4)

Sforzatica/Dalmine

L’immaginazione invece ci porterà ovunque vorremo avventurarci con le nostre letture.

fantasia

– l’appuntamento è sempre per il primo giovedì di ogni mese –
dalle 20.30 alle 22.30

Gli incontri sono aperti a tutti

gruppochelegge

 

Una rosa per Emily

Per l’incontro del prossimo 5 ottobre 2017, il gruppo di lettura sta leggendo:

UNA ROSA PER EMILY

di William Faulkner

una rosa per emily copertina

Tre straordinari racconti di uno dei più grandi scrittori del ‘900. Asciutti e implacabili, nella loro durezza spietata, nella severa risoluzione dell’autore di non commentare le vicende narrate, né di esprimere qualsiasi giudizio di condanna o solidarietà nei confronti dei loro protagonisti. Una scrittura ossuta, quella di Faulkner, e insieme paradigmatica: acuta nelle metafore, prive di qualsiasi compiaciuta sbavatura; originalissima nell’aggettivazione: mai scontata. […] Ma sono soprattutto i suoi personaggi, in particolare le donne, a rimanere inchiodati nella memoria del lettore. Come se le figure femminili raccontate da Faulkner avessero l’arduo e non ricompensabile compito di mandare avanti il mondo, e questo cadesse tutto, con le sue ingiustizie e la sua violenza, sulle loro spalle. Spalle forti, tuttavia, anche se piegate e piagate da sofferenze e abusi: spalle di donne che rendono triplicato il male ricevuto. […]
(fonte: web – recensione di Alida Airaghi) Continue reading “Una rosa per Emily”

Luigi Pirandello: omaggio all’autore.

Dedicato a Luigi Pirandello

per il 150° Anniversario della sua nascita

(Girgenti, 28 giugno 1867- Roma, 10 dicembre 1936)

 

“Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro?
Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!”
(Sei personaggi in cerca d’autore)

 

PIRANDELLO

 

La prima formazione di Pirandello fu influenzata dai grandi autori veristi siciliani: Capuana, Verga e De Roberto.
Se le sue prime opere possono sembrare quelle di un narratore verista, in realtà egli abbandona ben presto il canone dell’impersonalità e della rappresentazione documentaria, e sposta il suo punto di osservazione all’interno della vita psichica, per scoprire la fragilità e l’incoerenza della mente umana.

All’abbandono del canone verista si accompagnano il rifiuto della filosofia positivista e la fiducia nella razionalità e nella scienza. Pirandello aderisce alle teorie psicologiche e filosofiche che reagiscono al positivismo, interessandosi e studiando:

– la psicologia di Alfred Binet, che sosteneva che l’io, la nostra identità cosciente, è solo un agglomerato temporaneo, diviso e continuamente modificabile;

– la filosofia di Henri Bergson, che descriveva la vita interiore come un flusso ininterrotto di coscienza in cui sono presenti tutti i nostri ricordi che in ogni momento possono emergere alla memoria senza alcun controllo da parte dell’io cosciente;

– la teoria di Georg Simmel, uno dei padri del relativismo, il quale sosteneva che gli uomini vivono e conoscono attraverso le proprie categorie psicologiche, perciò soggettive. Non esiste una realtà oggettiva che possa essere percepita e rappresentata in modo univoco.

Pirandello mostra di avere una visione relativistica: nelle sue opere rappresenta una realtà priva di una sua consistenza oggettiva, una condizione che riguarda anche l’uomo, la cui identità si dissolve in mille diverse parvenze, a seconda dei diversi ruoli che ricopre.
La vita è un continuo fluire, crea continuamente forme e mondi ideali (scienze, arti, religioni) che poi, nel suo perenne divenire, deve distruggere.

Influenzato da queste teorie irrazionali e relativistiche Pirandello nella sua opera intende rappresentare la frantumazione e la crisi d’identità dei suoi contemporanei, soffermandosi sul momento in cui i suoi personaggi scoprono che non hanno più certezze o ideali, che il reale diventa multiforme, ambiguo, inconoscibile.

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