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Gruppo di Lettura Dalmine

In viaggio con Erodoto, di Ryszard Kapuscinski

Per il prossimo incontro, che si terrà Giovedì 2 maggio 2019, alle ore 20.30 presso la Biblioteca civica R. L. Montalcini di Dalmine, il gruppo di lettura sta leggendo:

IN VIAGGIO CON ERODOTO

di Ryszard Kapuscinski

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Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e praticamente non finisce mai, dato che il nastro della memoria continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati. È il virus del viaggio, malattia sostanzialmente incurabile”.

È il 1956 e Kapuscinsky è un giovane reporter polacco con un grande desiderio, quello di varcare un confine, non un confine importante, ma un confine qualsiasi, per attraversare quelle linee reali quanto immaginarie che dividono i popoli. Viene accontentato dalla sua caporedattrice allo Sztandar Mlodych che lo manda in India affinché con i suoi reportage favorisca i legami fra i due paesi. Prima di partire gli regala una copia delle Storie di Erodoto, storico greco del quarto secolo avanti Cristo, un libro tanto difficile da trovare nel suo paese.

Le Storie di Erodoto sono destinate a trasformarsi per l’autore in un autentico punto di riferimento, dove cercare tregua dagli avvenimenti del mondo e risposta agli interrogativi che la curiosità incalzante gli pone di fronte: dove ha inizio la storia? Perchè gli uomini si combattono tra loro?

(dalla recensione di Mario Coviello)

RYSZARD KAPUSCINSKI

kapusc

Chi perde la capacità di stupirsi è un uomo interiormente svuotato, ha il cuore bruciato. Chi considera tutto un déjà vu e non riesce a stupirsi di niente, ha perso la cosa più preziosa, l’amore per la vita.”

Nato a Pinsk (allora parte della Polonia, oggi in Bielorussia), dopo gli studi a Varsavia lavorò fino al 1981 come corrispondente estero dell’agenzia di stampa polacca Pap. Inviò corrispondenze, tra l’altro, da vari paesi dell’Africa, dall’Iran, dall’URSS. Ha pubblicato la sua opinione sul mestiere di giornalista nel 2000, nel libro scritto in lingua italiana: Il cinico non è adatto a questo mestiere: conversazioni sul buon giornalismo. Nel 2003 è tornato sul tema nel suo libro Autoportret reportera (Autoritratto di un reporter). Nel 2003 ha vinto il Premio Principe delle Asturie per la categoria Comunicazione ed umanità. Nel 2006 ha ricevuto una laurea honoris causa in traduzione e mediazione culturale presso l’Università di Udine e, nell’ottobre dello stesso anno, ha trascorso tre giornate in Italia, ospite del Centro per la Pace del Comune di Bolzano; è stata la sua ultima uscita pubblica. È morto il 23 gennaio 2007 a Varsavia.

Giornata mondiale della Poesia: Lettura pubblica delle poesie di W. Szymborska.

Come ogni anno, dedichiamo la lettura del mese di marzo alla Giornata mondiale della Poesia.

Quest’anno abbiamo scelto alcune poesie di Wislawa Szymborska e le abbiamo presentate durante il nostro incontro mensile che, per l’occasione, è stato accompagnato dalla lettura pubblica delle stesse, curata dai bravissimi Micaela e Max del Teatro A di Azzano S. Paolo, che ringraziamo di cuore.

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Ringraziamo tutti per l’entusiastica partecipazione all’iniziativa e per l’accuratezza usata nella formulazione dei commenti, personali e partecipati.

Per la condivisione di pensieri e riflessioni suscitati dalle poesie scelte, alcuni (Ester, Angela P., Mariarosa C., Francesco, Gabriella, Mariarosa M.) hanno preferito la modalità orale, altri (Laura, Denise, Sonia, Virginio) quella scritta.

Riportiamo i commenti che ci sono pervenuti.

NON OCCORRE TITOLO

(commento di Laura)

Nella poesia “Non occorre titolo” una donna, probabilmente la poetessa stessa, in una giornata di sole è seduta sotto un albero, sulle rive del fiume e si rende conto che anche un momento fugace, e tutto ciò che ci circonda hanno la loro importanza: il pioppo è radicato da anni; il fiume che è chiamato il Raba scorre da secoli; le nubi, spinte dal vento, arrivano da altre parti del mondo.
Anche se attorno non sta succedendo nulla di speciale, questa bellissima natura è ricca di particolari. Il silenzio è qualcosa di importante, come lo sono le piccole formiche, l’erba cucita alla terra e i sassolini sulla sponda.
La poesia è un inno alla bellezza della Natura e al rispetto che si deve ad essa.
Nella natura anche ciò che appare meno importante, è importante.
E’ stata la prima poesia che ho letto, e mi è entrata subito nel cuore. Mi sono vista anch’io seduta in riva alla Raba a chiedermi il perché delle cose, a guardare la bianca farfalla che lascia su di me la sua piccola ombra, e mi sento tanto piccola come se fossi un virgola all’interno di un grande libro. Ma anche la piccola virgola fa parte della grande storia.

 

NULLA E’ IN REGALO
(commento di Denise)

Premetto che per me è stato difficile mettere in fila tutte le sensazioni, i pensieri che sono scaturiti da questa poesia.

Mi sono immaginata l’autrice di fronte ad una finestra, che guarda il giardino, in autunno, mentre le foglie cadono dagli alberi e la vita piano piano, in silenzio se ne va.
Mi ha dato tranquillità, anche se l’argomento trattato, la Morte da sempre provoca paura e sgomento.

Sono rimasta colpita dall’uso di parole molto semplici, familiari.
Credo che in questa poesia, abbia seguito i dettami del “realismo socialista”, dove il messaggio doveva risultare di facile comprensione per qualsiasi persona la leggesse, dall’ingegnere al contadino.

Quindi anche l’argomento trattato nella poesia, la “Morte” , è enunciato con parole molto semplici.

Questa poesia mi ha ispirato questi pensieri….

La vita come un prestito, qualcosa che prima o poi dovremo rendere.
Rendere A chi?
Non viene menzionata la religione (cattolica o altra fede), anche se ha frequentato le scuole primarie dalle orsoline.
Sembra quindi lasciare intendere che quando avremo pagato il nostro debito non resterà nulla di noi… Continue reading “Giornata mondiale della Poesia: Lettura pubblica delle poesie di W. Szymborska.”

21 marzo 2019, Giornata mondiale della Poesia: omaggio a Wislawa Szymborska.

Wislawa Szymborska

“e senti come batte forte dentro me il tuo cuore”

 

 

la lattaia

Finché quella donna del Rijksmuseum 
nel silenzio dipinto e in raccoglimento
giorno dopo giorno versa
il latte dalla brocca nella scodella,
il Mondo non merita
la fine del mondo.”

(Vermeer, W. Szymborska)

     

∼ ∞ ∼

Wilsawa Szymborska, di Roberto Vecchioni

 

 

“E quando canti sento
l’inconsistenza amica,
la sorpresa del mondo
come una perla antica…” Continue reading “21 marzo 2019, Giornata mondiale della Poesia: omaggio a Wislawa Szymborska.”

21 marzo 2019, Giornata mondiale della Poesia: leggiamo Wislawa Szymborska.

Come gruppo di lettura, vogliamo celebrare la
Giornata mondiale della Poesia 2019
proponendo alcune poesie, scelte da noi, della grande poetessa polacca
Wislawa Szymborska
insignita del Nobel per la letteratura nel 1996.

Le poesie di Wislawa Szymborska saranno oggetto di una lettura pubblica a cura del “Teatro A” di Azzano San Paolo presso la Biblioteca civica di Dalmine (P.za Matteotti 6, Dalmine), Giovedì 4 aprile 2019, alle ore 20.30. Ingresso libero.

∼ Saremo felici di ospitare nei commenti chiunque volesse condividere con noi citazioni, versi, poesie di questa poetessa straordinaria e molto amata ∼


Wislawa Szymborska

 

szy

“Miei segni particolari:
incanto e disperazione.”
(da Il cielo, W. Szymborska)

le poesie segnalate dal gruppo di lettura di Dalmine

Le poesie sono state segnalate da:
Adriana Zagaria, Angela Pezzoni, Concetta Cartillone, Denise Zampoleri, Ester Suardi, Francesco Bertoli, Gabriella Taschini, Laura Brembilla, Mariarosa Appolonia, Mariarosa Colla, Mariarosa Magnoni, Sonia Beati, Ubertina Morselli, Virginio Teli.

 

Vorrei che il lettore vedesse l’avventura della vita che ci è data come una cosa straordinaria, che provoca uno stupore assoluto. Il fatto che esistiamo, che gli animali esistono, il cosmo che non comprendiamo … Secondo me la poesia deve parlare di ciò che stupisce. Il che non vuol dire che questo stupore verrà decifrato. Esso continuerà, anzi, ad essere accompagnato dal mistero. Mi sembra che sia questo il ruolo essenziale della poesia. Ci sono persone che si stupiscono troppo poco del fatto che è capitato loro di vivere … Non è buona cosa, così facendo si perde qualcosa di molto importante”.
(Wislawa Szymborska, intervista rilasciata a Benedetta Craveri, La Repubblica – 18/12/98)

Le poesie che proponiamo, scelte dai componenti del gruppo di lettura di Dalmine, sono raggruppate in modo da evidenziare alcune tematiche rilevanti e costanti nella produzione della Szymborska.

Prima di tutto lo stupore per il “miracolo“ dell’esistenza dell’uomo, per la Bellezza di essere nel mondo: “Il nulla si è rivoltato anche per me”, scrive la Szymborska.
Bastava una minima deviazione del caso e ciascuno non sarebbe stato.

Come esempi di poesie sull’eccezionalità e singolarità irripetibile di ogni individuo, esposto, nel mondo, a situazioni sempre diverse, proponiamo “Nella moltitudine” e “Nulla due volte”.

Il tema dello stupore, la risorsa segreta del poeta, ma, volendo, anche dell’uomo comune, diventa centrale nella poesia “Non occorre titolo”. Lo stupore non necessariamente nasce da eventi straordinari. Volendolo osservare, il mondo è eccezionalmente pieno di dettagli che stimolano continuamente il nostro stupore: “E anche se nulla di rilevante accade intorno, non per questo il mondo è più povero di particolari”.
L’inesauribile ricchezza e varietà del mondo, la molteplicità delle forme, in cui esso si manifesta all’uomo, l’ammissione dell’eventualità che “l’essere abbia una sua ragione” sono celebrate in “Possibilità”.

Sull’assoluta casualità che sembra governare il mondo, altro tema che affiora nella concezione della Szymborska, proponiamo “Amore a prima vista” e “Ogni caso”.

In “Nulla è in regalo“, emerge in tutta la sua tragicità, il tema della condizione mortale dell’uomo e del Nulla dopo la morte. Il patto che ci è stato imposto dalla natura è che dobbiamo rigorosamente restituire tutto ciò che ci è stato dato in prestito:

Quanto devo mi sarà tolto con la pelle”[….]
Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi

Seguono alcuni componimenti (“Labirinto“, “Domande poste a me stessa“, “La vita breve dei nostri antenati“, “Divorzio“) nei quali, con la consueta amara ironia, l’autrice constata la drammaticità dell’esistenza, il deteriorarsi dei legami fra gli uomini, la fragilità della natura umana, la brevità dell’esistenza:
La vita, per quanto lunga, sarà sempre breve.
Troppo breve per aggiungere qualcosa.Continue reading “21 marzo 2019, Giornata mondiale della Poesia: leggiamo Wislawa Szymborska.”

Giornata mondiale della Poesia 2019: Wislawa Szymborska

Wislawa Szymborska

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La realtà esige
che si dica anche questo:
la vita continua.
Continua a Canne e Borodino
e a Kosovo Polje e a Guernica.
[….]
Forse non ci sono campi se non di battaglia,
quelli ancora ricordati,
quelli già dimenticati,
boschi di betulle e boschi di cedri,
nevi e nebbie, paludi iridescenti
e forre di nera sconfitta,
[….]
(La realtà esige)

La poetessa polacca Wislawa Szymborska, è stata insignita del premio Nobel per la letteratura nel 1996, come autrice di una poesia, “che con ironica precisione permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d’umana realtà” (così i giurati del Nobel).
Ha avuto successo in Italia, grazie agli editori Vanni Scheiwiller e Gli Adelphi e al fedelissimo traduttore Pietro Marchesani.
Presentandola al pubblico italiano, l’hanno definita come un “piccolo miracolo” dell’immediatezza:
La scintilla, la precisione, la molteplicità degli interessi filosofici e scientifici, la sua non appartenenza a nessun gruppo o corrente letteraria fanno della sua poesia un piccolo miracolo di assoluta semplicità e immediatezza”.
Nella giornata mondiale della poesia, vogliamo celebrarla, innanzitutto, citando le sue parole, pronunciate in occasione del premio Nobel, contenute nel celebre discorso “Il poeta e il mondo”, nel quale l’autrice si esprime sulla natura di questa difficile e misteriosa arte, che parla al cuore e ci seduce, creata da uomini semiclandestini, inafferrabili, insostituibili come lei ha definito i poeti.
Essi possiedono due parole : “Non so. Piccole ma alate. Parole che estendono la nostra vita in territori situati dentro noi stessi e in territori in cui è sospesa la nostra piccola terra.
Stando a questa suggestiva definizione di estensione della nostra vita, attraverso le parole e la poesia, dovremmo guardare a quest’arte come a qualcosa di importante che fa parte di noi.
Eppure la poesia è poco letta, piace a una minoranza di persone, dirà in un celebre componimento:

Ad alcuni piace la poesia
Ad alcuni –
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza”.
(Ad alcuni piace la poesia)

Una caratteristica della poesia è di essere ritenuta elitaria, sembra volerci suggerire la poetessa.
In effetti, spesso risulta enigmatica; decifrare i suoi simboli non è un’operazione semplice, eppure tanti prodotti artistici, sebbene riusciamo a decifrarli parzialmente, ci incantano comunque, ci pongono di fronte alla complessità e interiormente accendono una luce. Se la poesia non piace a molti, tanto vale scrivere per quei pochi gentili lettori che amano la creatività, si tengono lontani dalla società chiassosa, si distaccano dai modelli standardizzati e codificati.

“Ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano”.
(Ad alcuni piace la poesia)

Chi può definire la poesia?
Essa è indefinibile e inafferrabile, induce a esplorare l’invisibile. Continue reading “Giornata mondiale della Poesia 2019: Wislawa Szymborska”

Giornata mondiale della Poesia 2019: L’infinito, di Giacomo Leopardi

L’infinito compie 200 anni

Auguriamo al bellissimo idillio una lunghissima vita e lo riproponiamo interpretato da Vittorio Gassman:

 

https://youtu.be/C4Je7YiOEo0

 

e commentato da Davide Rondoni:

 

infinito

L’INFINITO

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

“La poesia non cambia nulla nel mondo, apparentemente. Se non la materia più dura e difficile: la nostra vita.”

 

“Cosa succede in questa poesia? E cosa succede a chi si trova lei di fronte, lei come un suono addosso? Ha duecento anni.
Ma accade sempre nuova. È un prodigio? Uno strano prodigio in noi. Come fosse un magnete che sposta energie.
Poesia-magnete.
Questa è di certo uno dei più potenti mai messi a punto.
Il ragazzo che mormora “infinito” mi fissa mentre viaggio in qualche parte sperduta d’Italia o del mondo.
Sai cos’è vivere con l’infinito addosso? Viaggia, viaggia pure, sembra dirmi. Ama, soffri, scrivi, abbraccia le cose della vita. E cerca l’infinito. Sii il suo lupo, il suo mendicante. Poi mi deposita questa poesia tremante come una rondine chiusa nel palmo, un carbone ardente o un cristallo di kryptonite.
O come fosse uno di quei materiali reagenti che provocano cose strane in quel che toccano. E ne mutano la composizione.
La poesia non cambia nulla nel mondo, apparentemente. Se non la materia più dura e difficile: la nostra vita.
Questo conta. Cosa succede mentre guardo, mentre ripeto «Sempre caro…», mentre dico per la prima volta – forse da ragazzino – o per la millesima volta «e il naufragar…»?
Cosa succede grazie alle parole e al volgersi dei versi, allo spezzarsi ritmico, che realizzano questa “cosa” fragile e indistruttibile?
Cosa mi succede?

Fissando questo strano magnete, quasi pietra di un altro pianeta caduta sulle colline marchigiane e qui davanti ai miei occhi, quali spiriti in me si mettono in agitazione? Dove risuona veramente il senso di questa poesia? E cos’è il senso di una poesia?
Viaggio e sono anche seduto all’aperto, in un bar, in una delle mille meravigliose e tremende città dove capito, per lavoro e per arte. Porto con me questa poesia, la mormoro a memoria. Come una ruminazione nel frastuono intorno a me. Un incanto, e fuoco in bocca. Qualcosa tra il pianto e la luce tra i denti.
Se la vita di un poeta è uno strano bacio al mondo, vorrei lasciargli questa cosa tra le labbra.”

(tratto da : E come il vento. L’infinito, lo strano bacio del poeta al mondo di Davide Rondoni)

Recensione: Casa di bambola, di H. Ibsen

I libri che raccontano storie di donne sono i miei preferiti. Iniziando un po’ a rilento sono arrivata al termine praticamente di corsa.

Nel giro di pochissimo tempo la sdolcinata Nora si rivela una donna forte e coraggiosa. Una presa di coscienza velocissima e una maturazione improvvisa.

Immediato è il parallelo con il romanzo di Sibilla Aleramo “Una donna”.

Da bambina avevo visto il bellissimo film e ne ero rimasta impressionata. Ne ricordo molte scene e l’immagine della sigla finale : il campo di papaveri di Monet, come a indicare un bisogno di libertà e di bellezza per poter esprimere la propria personalità di donna e di madre allo stesso tempo.

I mariti delle protagoniste dei romanzi sono molto diversi. Mieloso, sdolcinato quello di Nora, violento e burbero quello di Sibilla. Eppure entrambi hanno in comune l’ egoismo e l’ atteggiamento prevaricante nei confronti delle mogli.

Ma l’amore non è possesso. Sia Nora che Sibilla smascherano i loro mariti e arrivano alla consapevolezza di dover esprimere la propria identità al di fuori della famiglia.

Entrambe abbandonano i figli pur con sofferenza, per tranciare una vita di soggezione e per dignità verso se stesse.

Mi permetto di fare un altro collegamento. Casualmente la lettura di ” Casa di bambola” si è intrecciata a quella di ” Acciaio” romanzo di Silvia Avallone. In un tempo più moderno anche qui sono presenti storie di donne che vogliono elevarsi da un ruolo sottomesso e mercificante.

Donne che vogliono lasciare il luogo degradante in cui sono nate e in cui sono sfiorite le loro madri, per spiccare il volo… Per coltivare sogni. Costruire una relazione di coppia in cui ci sia rispetto ed equilibrio. Avere una ragione sufficientemente grande per affrontare la fatica della vita……

Angela

8 marzo, Giornata internazionale della Donna.

Ogni anno dedichiamo l’incontro di marzo alla celebrazione della Giornata internazionale della Donna. Quest’anno abbiamo scelto la lettura di Casa di bambola di Henrik Ibsen di cui proponiamo il dialogo finale.

 

Nora: Non è ancor molto tardi. Siediti, Torvald; noi due dobbiamo parlarci a lungo.

Helmer: Nora… che c’è? Quel viso impenetrabile…

Nora: Siedi… Ci vorrà un po’ di tempo. Devo dirti molte cose.

Helmer: Mi fai paura, Nora. E non ti capisco.

Nora: Sì, di questo appunto si tratta. Tu non mi capisci. Ed io pure non ti ho mai capito… fino a questa sera. Ti prego, non interrompermi. Ascolta quel che ti dico. È una resa dei conti, Torvald!

Helmer: Che cosa intendi dire?

Nora: Eccoci qui uno di fronte all’altra… Non ti sorprende una cosa?

Helmer: Quale?

Nora: Siamo sposati da otto anni. Non t’accorgi che noi due, tu ed io, marito e moglie, oggi per la prima volta stiamo parlando di cose serie?

Helmer: Di cose serie… che cosa vuoi dire?

Nora: In otto anni… e più ancora… da quando ci siamo conosciuti, non abbiamo mai avuto un colloquio su argomenti gravi.

Helmer: Avrei dovuto tenerti sempre informata di mille contrarietà che tu comunque non potevi aiutarmi a sopportare?

Nora: Non parlo di contrarietà. Dico soltanto che mai abbiamo cercato insieme di vedere il fondo delle cose.

Helmer: Ma, cara Nora, sarebbe forse stata un’occupazione adatta a te?

Nora: Ecco il punto. Tu non mi hai capita. Avete agito molto male, con me, Torvald. Prima il babbo, e poi tu.

Helmer: Che cosa? Tuo padre ed io… Noi che ti abbiamo amata sopra ogni cosa al mondo?

Nora: (scuotendo il capo) Voi non mi avete mai amata. Vi siete divertiti ad essere innamorati di me.

Helmer: Ma Nora, che cosa dici mai?

Nora: Sì, è così, Torvald. Quando stavo col babbo, egli mi comunicava tutte le sue idee, e quindi quelle idee erano le mie. Se per caso ero di opinione diversa, non glielo dicevo, perché non gli sarebbe affatto piaciuto. Mi chiamava la sua bambolina e giocava con me, come io giocavo con le mie bambole. Poi venni a casa tua…

Helmer: Ti esprimi in modo strano a proposito del nostro matrimonio.

Nora: (fermamente) Voglio dire che dalle mani di papà passai nelle tue mani. Tu regolasti ogni cosa secondo i tuoi gusti, e così il tuo gusto io lo condivisi, o forse fingevo, non so neanch’io… forse un po’ l’uno e un po’ l’altro, ora questo ora quello. Se ora mi guardo indietro mi sembra d’avere vissuto qui come un mendicante… alla giornata. Ho vissuto delle piroette che eseguivo per te, Torvald. Ma eri tu che volevi così. Tu e il babbo siete molto colpevoli verso di me. È colpa vostra se io non son buona a nulla.

Helmer: Nora, sei assurda ed ingrata! Non sei stata felice qui?

Nora: No, non lo sono mai stata. L’ho creduto, ma non era vero.

Helmer: Non sei… non sei stata felice?

Nora: No; sono stata allegra, ecco tutto. E tu sei stato molto affettuoso con me. Ma la nostra casa non è mai stato altro che una stanza da gioco. Qui sono stata la tua moglie-bambola come ero stata la figlia-bambola di mio padre. E i bambini sono stati le bambole mie. Quando tu giocavi con me, io mi divertivo esattamente come si divertivano i bambini quando io giocavo con loro. Questo è stato il nostro matrimonio, Torvald.

Helmer: C’è qualcosa di vero nelle tue parole… per quanto siano eccessive ed esaltate. Ma d’ora in poi tutto deve cambiare. Il tempo dei giochi è passato, ora comincia quello dell’educazione.

Nora: L’educazione di chi? La mia o quella dei bambini?

Helmer: L’una e l’altra, mia diletta Nora.

Nora: Ah, Torvald, tu non sei l’uomo capace di educarmi e di fare di me la moglie che ci vuole per te.

Helmer: E lo dici così?

Nora: Ed io… son forse preparata al compito di educare i bambini?

Helmer: Nora!

Nora: Non l’hai detto poc’anzi tu stesso… che non potevi affidarli a me?

Helmer: L’ho detto in un momento di irritazione! Come puoi farne caso?

Nora: Ma sì; avevi perfettamente ragione. Non sono all’altezza del compito. C’è un altro motivo che devo risolvere prima. Debbo tentare di educare me stessa. E tu non sei l’uomo che possa aiutarmi a farlo. Bisogna che io m’industri da sola. E perciò sto per lasciarti.

Helmer: (balza in piedi) Che cosa dici?

Nora: Debbo esser sola per rendermi conto di me stessa e delle cose che mi circondano. Quindi non posso più rimanere con te. Continue reading “8 marzo, Giornata internazionale della Donna.”

Casa di bambola, di Henrik Ibsen

Il celebre discorso di Nora, a distanza di 140 anni, è un inno all’emancipazione e all’autenticità.

 


Henrik Ibsen, maestro indiscusso del dramma borghese, un genere nato in Francia alla fine del Settecento, divenne il “fotografo”, come amava definirsi, della società del suo tempo, come veniva configurandosi nella seconda metà dell’Ottocento in Europa.
La osservò, descrisse gli elementi fondanti della realtà borghese contemporanea e mise in luce le profonde contraddizioni della sua struttura: l’ideologia del lavoro e del sacrificio, l’accumulo di denaro, la conquista del prestigio sociale ed economico, l’ascesa sociale, la sete di potere, ma anche le falsità, le ipocrisie, le meschinità di un mondo aspro ed egoista, centrato sul profitto e sul potere.

Ibsen lavorò a un progetto di teatro di denuncia. Le sue pièces proponevano tematiche attorno alle quali si potessero sviluppare discussioni e dibattiti, coerentemente con il ruolo di guida che l’intellettuale ancora deteneva nell’Ottocento e con l’idea di funzione sociale che il teatro veniva sempre più assumendo, come sede di appassionati dibattili culturali (oltre che luogo di aggregazione della media e alta borghesia) che dal teatro passavano ai giornali e alle riviste dell’epoca.

Spesso la società del tempo si rispecchiava nei personaggi protagonisti, figure emblematiche, individui d’eccezione che in qualche modo interpretavano le paure e i turbamenti dell’epoca, contestavano la morale tradizionale, le convenzioni sociali vigenti e dunque suscitavano polemiche e animate discussioni su problemi di fondo come per esempio, in “Casa di bambola “, le contraddizioni interne al matrimonio, le convenzioni sociali, la posizione di subalternità della donna.

Casa di bambola, scritto, secondo alcuni critici, durante un soggiorno di Ibsen ad Amalfi, fu messo in scena nel 1879 al teatro reale di Copenhagen.

Fin dalla prima pubblicazione, l’opera è stata oggetto di molteplici letture e riletture, oltre che di numerosissime rappresentazioni, testimoniando la sua vitalità e modernità.
Rileggendo l’opera, a distanza di anni, non sono riuscita a sottrarmi alla suggestione della prima lettura che risale ai primi anni ottanta, quando essa deteneva, in modo indiscusso, il primato su quelle a tema femminile.

Pur volendo prescindere dagli slogan femministi novecenteschi, e dalla decisione finale di Nora, senza sminuirne l’importanza, mi sembra che l’opera ci rimanda a questioni cruciali che hanno attraversato la storia delle donne, che si sono man mano risolte, in parte, attraverso lotte e prese di posizioni ferme e decise. Rimane, comunque, un prezioso documento che ha il merito di leggere le contraddizioni insite nella struttura borghese del matrimonio, nel contesto ottocentesco.

Nella struttura sociale ottocentesca, all’interno dell’istituzione borghese del matrimonio, la donna è stata prima di tutto moglie e madre; in questi ruoli si è esaurita la sua realizzazione: La sua vita si è consumata nell’accudire padri, fratelli, mariti, figli, obbedendo al dovere della cura (Gramsci nella sua acuta recensione usa il termine sacrificio). Continue reading “Casa di bambola, di Henrik Ibsen”

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